
Psicologa Psicoterapeuta
Psicologa Psicoterapeuta
Psicologa Psicoterapeuta
“La psicoterapia ha luogo là dove si sovrappongono due aree di gioco, quella del paziente e quella del terapeuta. La psicoterapia ha a che fare con due persone che giocano insieme. Il corollario di ciò è che quando il gioco non è possibile, allora il lavoro svolto dal terapeuta ha come fine di portare il paziente da uno stato in cui non è capace di giocare a uno stato in cui ne è capace.”
D. Winnicott
Come lavoreremo insieme
Di seguito una breve introduzione agli approcci e alle tecniche che danno un'impronta al mio approccio psicoterapeutico; si specifica che modalità e strumenti di lavoro verranno valutati e concordati caso per caso, sulla base delle necessità e degli obiettivi terapeutici concordati.
Mindfulness

La mindfulness è una pratica di consapevolezza intenzionale del momento presente, che consiste nel portare l'attenzione a pensieri, emozioni e sensazioni fisiche senza giudizio, accettandoli così come sono, con curiosità e apertura, per vivere pienamente il "qui e ora" e migliorare il benessere psicofisico. Ha radici nelle antiche pratiche meditative orientali, rese popolari in Occidente da Jon Kabat-Zinn con il protocollo MBSR (Mindfulness-Based Stress Reduction).
Vi sono ormai comprovate evidenze scientifiche a supporto di come una pratica regolare della mindfulness possa portare benefici significativi in termini di riduzione di ansia e stress, miglioramento della capacità di regolazione emotiva e attentiva, aumento dell'autoconsapevolezza.
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In psicoterapia, la mindfulness è uno strumento utile per imparare ad osservare la propria esperienza interna da una prospettiva nuova, aiutando i pazienti a riconoscere i propri pensieri, le proprie emozioni e sensazioni corporee con atteggiamento non giudicante, interrompendo schemi reattivi automatici e migliorando la regolazione emotiva, riducendo ansia e stress e aumentando la consapevolezza della connessione mente-corpo.
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Terapia Focalizzata sulla Compassione

La self-compassion (autocompassione) è l'abilità di trattare se stessi con gentilezza, comprensione e accettazione, specialmente nei momenti di difficoltà, fallimento o sofferenza, come si farebbe con una persona cara, riconoscendo che tutti commettono errori e che le difficoltà sono parte dell'esperienza umana. Questo concetto ha radici antiche (filosofia orientale, Buddhismo) ma è stato successivamente studiato e integrato nelle terapie di terza generazione (Kristin Neff, Paul Gilbert) per i suoi comprovati benefici sulla salute mentale. Numerosi studi hanno infatti dimostrato scientificamente l'efficacia della self-compassion nel ridurre ansia, depressione, stress, senso di colpa e vergogna e nel promuovere resilienza emotiva e benessere psicologico.
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La Terapia Focalizzata sulla Compassione aiuta a sviluppare una mente ed una motivazione compassionevoli mediante tecniche psicoeducative, immaginative, di consapevolezza corporea e mindfulness. Ciò consente di imparare a stare con le nostre emozioni più complesse (come la vergogna e l'autocritica) incontrandole da una base di maggiore sicurezza interiore attraverso il potenziamento della capacità di auto-calmarsi e rassicurarsi.
Utile specificare che compassione non significa pietà o commiserazione: si tratta della capacità di entrare in contatto con la sofferenza (propria e altrui) unita al profondo desiderio di alleviarla. Costruire un'intenzione compassionevole significa quindi promuovere la capacità di rispondere alle avversità, attraverso la comprensione di come le esperienze passate possano aver causato blocchi e conseguenze indesiderate nel tentativo di adattarsi e aiutando a costruire una motivazione all'impegno, all'accettazione e al cambiamento.
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EMDR

L’EMDR (sigla che sta per Eye Movement Desensitization and Reprocessing, Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) ideato da Francine Shapiro è un approccio terapeutico evidence-based utilizzato per il trattamento del trauma e di problematiche legate allo stress.
Nelle sedute in cui si utilizza l'EMDR, il terapeuta utilizza un protocollo strutturato che prevede l'utilizzo di forme di stimolazione bilaterale alternata (tra cui i movimenti oculari) allo scopo di supportare il ripristino del naturale processo di elaborazione delle informazioni presenti in memoria per giungere ad una risoluzione adattiva attraverso la creazione di nuove connessioni più funzionali.
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La ricerca sull’EMDR ha evidenziato i cambiamenti neurobiologici che si verificano grazie a questo processo, rivelandosi pioniera nel confermare l’associazione tra i risultati clinici di questa terapia e riscontri a livello delle strutture e del funzionamento cerebrale.
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Il presupposto alla base è che le esperienze traumatiche lascino informazioni "bloccate" all'interno delle reti neurali che, rimanendo inelaborate, provocano disagio e malessere alla persona, fino a portare all'insorgenza di disturbi psicologici anche a lungo termine. L’elaborazione dell’esperienza traumatica che avviene con l’EMDR permette al paziente di integrarla nei propri schemi cognitivi ed emotivi ed usarla in modo costruttivo, raggiungendo un migliore funzionamento adattivo.
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Teoria polivagale
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La Teoria Polivagale, sviluppata da Stephen Porges e ripresa da Deb Dana per l'applicazione in ambito clinico, integra neuroscienze, evoluzionismo e psicologia, evidenziando ancora una volta le strette connessioni tra mente e corpo.
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Essa si concentra sulle funzioni del nostro sistema nervoso autonomo (SNA) e la sua relazione con le nostre esperienze emotive e relazionali. Il SNA è la parte del nostro sistema nervoso che regola le funzioni corporee involontarie, mantenendo l'equilibrio dell'organismo. E' diviso in tre sottosistemi che si sono sviluppati in sequenza durante l'evoluzione umana (vago ventrale, simpatico e vago dorsale): ognuno è collegato a diverse funzioni e risposte comportamentali a servizio della sopravvivenza, che vengono messe in atto a seguito di una valutazione costante che avviene al di sotto della soglia di consapevolezza rispetto al grado di sicurezza o minaccia percepita nell'ambiente (un processo chiamato neurocezione).
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Questa teoria spiega come le esperienze traumatiche abbiano il potere di influenzare la nostra fisiologia, determinando un'attivazione disfunzionale dei sottosistemi del sistema nervoso autonomo. Ad esempio, le persone potrebbero avere difficoltà a sentirsi al sicuro e sperimentare la connessione con gli altri come esperienza positiva e regolatrice, rimanere bloccati in uno stato di ipoarousal o potrebbero al contrario essere iperattivi nel sistema nervoso simpatico, sempre in uno stato di allerta.
Gli interventi clinici basati sulla teoria polivagale si concentrano sul promuovere una maggiore regolazione e flessibilità del sistema nervoso autonomo, aiutando innanzitutto i pazienti a riconoscere i propri stati autonomici ed in seguito sperimentando esercizi che comprendono tecniche di respirazione, rilassamento muscolare, movimento corporeo consapevole e pratiche di connessione sociale anche al di fuori della stanza di terapia.
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Neurobiologia interpersonale

La neurobiologia interpersonale, sviluppata da Daniel Siegel, è un campo interdisciplinare che studia come la mente si sviluppi a partire dalla reciproca influenza tra le relazioni umane e la struttura e le funzioni del cervello. ​Le esperienze interpersonali lasciano letteralmente un'impronta fisica sui circuiti neurali (neuroplasticità). La mente quindi è relazionale: non è solo un prodotto dell'attività neurale interna al cervello, ma emerge e viene plasmata in un contesto di interazioni sociali continue. Questo processo continua per tutta la vita, ma ha un’importanza cruciale soprattutto nelle prime fasi dello sviluppo. Gli studi neuroscientifici hanno dimostrato che questi processi di interazione possono indurre cambiamenti nell’ espressione genica (epigenesi) e come il cervello continui a modificare le sue connessioni neurali nel corso della vita.
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L'obiettivo principale della neurobiologia interpersonale è l'integrazione, ovvero la connessione delle diverse parti del cervello e del sistema nervoso. Un'integrazione efficace porta a un maggiore benessere mentale, resilienza e flessibilità nell'affrontare le sfide della vita ed una migliore capacità di regolazione emotiva. Quando il cervello è integrato, diverse regioni lavorano insieme in modo armonioso (es. emisfero destro e sinistro, aree limbiche e corticali). Questa integrazione neurale si traduce in benessere psicologico. Al contrario, la disintegrazione o la disconnessionesono alla base di molti sintomi psicopatologici (ansia, depressione, disturbi post-traumatici).
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​L'IPNB non è solo teoria, ma ha profonde implicazioni pratiche: insegna ai genitori e agli educatori come le loro interazioni quotidiane costruiscono letteralmente il cervello dei bambini, enfatizzando l'importanza della sintonizzazione emotiva e della presenza e fornisce ai terapeuti un framework per promuovere l'integrazione neurale nei pazienti, aiutandoli a superare traumi e a sviluppare una maggiore coerenza narrativa e regolazione emotiva..
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Psicoterapia psicoanalitica dell'età evolutiva

La psicoterapia psicoanalitica dell'età evolutiva è un approccio terapeutico per bambini e adolescenti che utilizza i principi della psicoanalisi per comprendere e trattare i disagi, esplorando i conflitti inconsci attraverso il gioco, il linguaggio e la relazione, focalizzandosi sullo sviluppo emotivo e relazionale, con il coinvolgimento attivo dei genitori per aiutare il minore a superare le difficoltà evolutive.
L'obiettivo non è solo eliminare i sintomi, ma comprendere le cause profonde del malessere per sbloccare la crescita, lavorando sul mondo interno del bambino e sulle dinamiche familiari. La finalità è quella di aiutare il bambino a elaborare traumi, risolvere conflitti, sviluppare le proprie risorse emotive e relazionali, e raggiungere una maggiore autonomia, superando blocchi evolutivi.
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Il gioco, il disegno e le attività creative sono strumenti fondamentali per permettere al bambino di esprimere ciò che non sa verbalizzare: compito del terapeuta è ascoltare anche i segnali non verbali, le emozioni e le risonanze che il bambino suscita, per comprendere il suo mondo interiore. Il terapeuta deve adattare il setting e la comunicazione all'età e allo stadio di sviluppo del bambino o adolescente.
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Il lavoro con i genitori è cruciale: non sono solo informatori, ma alleati fondamentali e co-terapeuti, essenziali per supportare la crescita emotiva del figlio, promuovere l'alleanza terapeutica e adattare il contesto familiare. Il terapeuta aiuta i genitori a riconoscere, osservare e comprendere le proprie dinamiche relazionali (con uno sguardo rivolto anche alla propria storia infantile) sostenendo la funzione riflessiva e aiutandoli ad identificarsi con il figlio, comprenderne i bisogni emotivi e soddisfarli. Ciò è parte fondamentale del percorso terapeutico, e non solo un valore aggiunto: il sistema relazionale genitori-bambino è l'ambiente di vita in cui il bambino, e poi l'adolescente, cresce e si sviluppa. Se i processi di consapevolezza e cambiamento non procedono in parallelo si rischia che il lavoro terapeutico risulti meno efficace.
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