Spesso i bambini arrivano dallo psicologo quando da tempo, ormai, si sperimentano delle difficoltà a livello di comportamento, relazione, nella gestione delle emozioni o per la presenza di sintomi o cambiamenti che preoccupano, ma che non si sono ancora risolti da soli. Si crea allora un senso di urgenza e di allarme, che rende difficile riflettere sulle motivazioni di quanto accade e attivare nuove risorse.
E' importante invece ricordare che il ruolo primario dello psicologo è quello di promuovere il benessere: è la figura giusta con cui confrontarsi in qualunque momento, se si vogliono affrontare dubbi o domande sulla crescita dei propri figli e sulle fatiche che si possono sperimentare nel ruolo genitoriale, senza attendere di essere esasperati dalla situazione.
L'età evolutiva, inoltre, è un periodo di grande neuroplasticità: semplificando molto, questo significa che mentre cresce, il cervello utilizza l'esperienza derivata dal mondo esterno per capire in quali direzioni costruirsi. L'intervento precoce su difficoltà legate al funzionamento psicologico e relazionale contribuisce a creare nuove reti di connessioni sinaptiche nel cervello di bambini e ragazzi, contribuendo alla strutturazione di funzioni fondamentali quali la regolazione emotiva, l'uso delle funzioni esecutive (attenzione, memoria, pianificazione, autocontrollo) e la capacità di empatia.
PERCHE' AL PRIMO COLLOQUIO DEVONO VENIRE I GENITORI?
Come psicoterapeuta dell'età evolutiva lavoro insieme ai genitori sin dal primo momento: il loro coinvolgimento è fondamentale sia nel processo diagnostico che nella programmazione di un possibile intervento di supporto terapeutico.
Il primo colloquio è sempre riservato proprio a loro, per ascoltare la domanda che portano in consultazione e iniziare a raccogliere alcune  informazioni sulla storia di vita e sulla storia personale e familiare, che sono importanti per la comprensione del quadro in cui si inserisce il sintomo o il disagio che ha portato a chiedere un aiuto professionale.
COME FUNZIONANO LE SEDUTE CON I BAMBINI E I RAGAZZI?
Dopo il momento di conoscenza iniziale con i genitori si può, quando opportuno, organizzare una serie di appuntamenti in cui il protagonista diventa il bambino o l'adolescente, in cui l'obiettivo è quello di esplorare il funzionamento generale e sintomatico e  cercare di trovare una risposta alle domande formulate in primo colloquio. I tempi necessari a questo processo non sono sempre circoscrivibili a un paio di incontri: deve essere possibile costruire una relazione di fiducia che faccia sentire sufficientemente a proprio agio per affrontare il tema centrale della consultazione. Generalmente, un percorso di consultazione richiede almeno 5-6 sedute, compresa la restituzione finale.
Spesso, oltre al colloquio, si utilizza il canale del gioco, delle storie e del disegno, che è un mezzo familiare per esprimere il proprio mondo interno. Il processo diagnostico è sempre condotto in maniera collaborativa: anche il bambino o il ragazzo vengono coinvolti attivamente, con mezzi consoni alle loro età e caratteristiche.
Al termine della consultazione psicodiagnostica (che prevede solitamente anche l'utilizzo di alcuni test, che forniscono informazioni utili) c'è sempre un momento di dialogo finale su quanto è stato possibile comprendere, che prende il nome di restituzione; questo può essere il momento in cui talvolta viene definito un piano di lavoro terapeutico che supporti nel superamento delle difficoltà individuate.

Psicologia perinatale

Una risorsa per prendersi cura delle relazioni precoci

Il periodo della gravidanza, del puerperio e dei primi mesi di vita di un figlio è un momento particolarmente delicato per la vita della donna, della coppia e della famiglia, che richiede importanti riorganizzazioni.
 
Non è semplice adattarsi ai nuovi equilibri, in particolare in alcune situazioni, quali l'aver dovuto affrontare una fatica nel concepimento (ad esempio dovendo ricorrere ad un percorso di Procreazione Medicalmente Assistita), un parto difficile, una nascita prematura o con complicanze, un lutto (ad esempio in caso di aborto o  morte endouterina).
Lo psicologo in queste situazioni può costituire una risorsa di supporto alla relazione e fornire uno spazio di ascolto di fronte alla necessità di dare ascolto ai vissuti legati a particolari momenti di fragilità
Non sempre, però, uscire di casa è semplice nel periodo del peripartum: per questo motivo è possibile sfruttare la risorsa dell'home visiting, che consente di realizzare interventi a supporto dello sviluppo della relazione mamma-bambino a domicilio, con un monitoraggio a lungo termine fino a tutto il primo anno di vita del neonato.
  • Facebook
  • Instagram